Ciao mondo!!

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Io rinizio ad amare

Amore mio, il mio regalo di compleanno per il tuo diciottesimo anno sarà il tuo nome. 
‘Come ti chiami?
Non lo so, Non lo so’ 
 
Ma amore credimi che non avere un nume è un grandissimo regalo, io ti regalo la libertà. 
Dentro i nomi sei chiuso in qualcosa, amore mio io ti regalerò un nome quando potrai decidere cosa farne, 
e se a diciottani non saprai come usarne, io starò li ad aspettare che tu ne abbia bisogno, e te lo darò. 
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Da una parte e dall’altra

‘ Comincia a sembrarmi che qui i miei pensieri e la mia voce siano in qualche modo i prodotti creativi di qualcosa di esterno a me e non sottoposto al mio controllo, eppure che questa influenza formatrice e determinante esterna a me sia comunque io. Percepisco una divisione che la voce esterna afferma di essere il doloroso travaglio precedente alla nascita di una coscienza emotiva. Sono pervaso da un’urgenza di ‘ buttare tutto fuori per iscritto’, di affontare il passato e il presente come un insieme di segni, ma questo richiede una distanza particolare di cui mi sembra di non essere più capace. Per qualche giorno invece mi dedico all’esercizio fisico, faccio lunghe corse dinoccolate in jeans e scarpe da ginnastica, porto via pesanti macchinari che ingombravano il cortile di mio zio. Il tutto mi lascia nervoso e accaldato e mia zia è felice: dice che ho l’aria più sana. Mi levo dall’orecchio il batuffolo di cotone’ 
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Autoironia

ahahhah 
mi sono preso troppo sul serio. 
per anni ho cercato la mia identità, e non l’ho trovata. Non importa, non la troverò mai. Sono stato troppo serio con me stesso, troppo grave, giudizioso, ho avuto la fortuna di avere una famiglia che, malgrado i disastri, non mi ha giudicato. mia madre non ha giudizio, beh neanch’io se è per questo. Sono così serio perchè ci provo, fanculo 
ed ora Autoironia in pillole: 
Ho cercato di essere in tutti i modi bello anche se non lo sono. 
Hahaahahahaah
Ora stò cercando di fare l’improvvisatore teatrale sentendomi un attore incompreso
hahahaahahhahaahahahah
Sfoggio una cultura che ho ma che non sento mia completamente
hahahahahaahahahahaahah
é diffcile essere autoironici, dopo anni di difesa di me stesso
Ok, continuiamo
Allo stage di teatro la gente mi stava sul culo 
hahahahahahaahahahaha
Sono stato invidioso anche se non lo ammetto
hahahhaahahahahah
Sono effettivamente invidioso delle persone che sono al centro dell’attenzione e spesso cerco in modo subdolo e nascosto di metterle in ridicolo
hahahahahahhahahahahaah, questa è forte
Mi sono sentito un poeta per un anno
haahahahahahaha
Mi sono sentito un futuro attore
hahahaahahahahaha
Mi sono sentito un futuro ambasciatore 
hahahaahahahahahahaah
Mi sono sentito volutamente incompreso
hahahaahahahah
Voglio bene a tante persone, ma a volte mi sforzo di farlo
hahahahahahaahahahaah
Vivo spesso sentimenti che non riesco ad esprimere
hahahahaahahahahaah
Esprimo sentimenti che non provo
ahahahahahahaah
Sono bugiardo
hahahahahahahaahahahahaahh
Credo che la specie umana faccia in larga parte schifo e che viva di solo scopate
hahahahahahaahahah
Oh che buffa la natura! piccola pillola non autoironica
M ne fotto delle storie d’amore degl’altri
hahahaahahahahahh
Sono sporco è vero
hahahahahahaahah
Ed anche disordinato
hahahahahaaahahah
Odio le donne brutte.
hahahahahahaah
Anche gli uomini brutti
hahahahaahahah
Sono un ragazzo che non si fa problemi a dire se un uomo è bello o brutto
hahahahaahahahaha
Generalmente io parlo di tutto e senza tanti pudori, ecco
hahahahaahahah
Non mi sento intelligente, ma comunque vedo poca materia grigia intorno a me. Diciamo che credo di essere stupido, ma perchè credo che esistano miliaia e miliaia e milioni di persone più intelligenti di me, che poi non conosco! 
Amo fare teatro, guardarlo mi appassiona meno. 
hahahahahahaahahahahaha
Provo spessissimo il sentimento di inadeguatezza, soprattutto con le persone sconosciute. 
aahahahahahahahahahaaha
Anche con le persone conosciute
hahahahahahaaha
Poi mi difendo con la supponenza e il silenzio
hhahahahaahahahahaahhaahah
Mi sono accorto che un ottimo modo per parlare delle relazioni umane e della psiche è quello di parlarne secondo emozioni contrastanti
hahahhhhhhahhahhahahaahahaha
Fine. 
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Dia- Logos

Facebook mi stà stretto. Tutte le cose che vorrei esprimere non me le fà esprimere perchè mi condanna nell’eterna attesa del ‘mi piace’,
..che non arriverà mai. 
è colpa mia? 
Mi piace!!!
…E se arriva rimane li,   sia mai che l’amico che ha avuto il coraggio di esprimere il suo apprezzamento possa aver capito fischi per fiaschi, 
                                  sia mai che poi si continui a discorrere…e il tuo amico ti dice ‘ah avevo capito un altra cosa!’ e li il discorso muore 
muore come una maionese che impazzisce, 
muore il fervore che ti fa sentire improvvisamente vicino a qualcuno. 
A presto. 
Eh si, in effetti sei costretto a un livello comunicativo che non è sicuramente consono a tutti.
 il dono della sintesi d’altronde è un dono. 
Poi ci penso, e ci ripenso, e se così fosse per tutti? Se tutti aspettassero una carezza digitata? 
Oppure se dietro alla macchina feroce ci fosse l’incapacità di una persona di tirar fuori i propri sentimenti? se una frase celasse chisura, dimenticatezza di sè, se una frase e basta fosse l’emblema di una incapacità comunicativa che su questo sito invece trova voce! ? Un sito per dissociati mentali aperto a tutti, un ambulatorio di neurologia senza transenne e valichi da scavalcare.  
beh, sono in tanti ad usarlo, dovremmo sempre più utilizzare un modello comunicativo scadente,  efficiente e consono alla massa! 
Dammi allora la possibilità di attendere che qualcuno apprezzi il mio operato grammaticale! Siiii, pigia mi piace, pigia e pigialo a fondo! Dammi forza quotidianamente nel sentire vicina la presenza di una persona che stà lontanissima. Fai passare del sangue tra i nostri computer. E fallo battere a più non posso, dai pulsione alla mia fantasia, come se il mio pensiero pulsasse più veloce e veloce come aumenta il battito del cuore! 
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Quando ti dicevo che a me piace l’incontro e non il confronto, ti dissi che dialogo era mettere insieme le parole creando un pensiero nostro, nostrissimo.  Ora che ci penso, a volte ho cercato di usare il nostro nostrissimo lessico, tagliando un angolino per farti capire che le parole che usavo erano prese dal nostro dizionario.  Ti ho tirato dei pesci sperando che tu li mordessi al volo. Desidero fortemente parlare una lingua comune. ne sento il bisogno. Ho bisogno ancora di quella sensazione di sprofondamento, di perdita di cardini, cambiando insieme il valore delle mie parole e colorarle insieme di prosodia e sentimento anarchico. Parliamoci. Stà a fondo l’emozione. 
Oppure, oppure…. no! dovrei trarre godimento nel tradurre il tuo personalissimo lessico.. e portarmi appresso il tuo piccolo dizionario di sinonimi e contrari, passando il tempo ad abbellire la mia biblioteca sentimentale di inserti con gli abbozzi che giorno dopo giorno lavori per giungere ad una nuova definizione tua, tuissima di amore, amicizia, sentimento, lavoro, metafisica… 
Dobbiamo invece incontrarci in momenti diversi? lasciare che da soli si cambi letteratura e programmi scolastici incontrandoci in momenti in cui senza accorgercene sentiremo di aver sentito cose diverse e ragionato in modo diverso. 
- mi spiace di aver corretto il tuo pensiero. 
Io,  non avrò mai la certezza che quel che senti io lo senterò. perchè c’è stato un momento profondissimo nella tua vita passata che io non potrò capire mai…mi fai capire… io vengo dopo, io ti tra-logo, ed io che cerco ponti per mettermi in comunicazione due fiumi che si sono avvicinati o che fluiscono insieme, ma che non hanno la stessa foce, la stessa acqua. 
stessa acqua, diversa acqua. 
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Ecco lui è l’esatto esempio opposto, lui è troppo teatrale. 
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C’era una volta una principessa che usava guardarsi allo specchio. Non riusciva a far a meno di svegliarsi la mattina e stare tutto il tempo a pettinarsi davanti allo specchio. Il giorno in cui si ammalò, chiese che lo specchio fosse riposto davanti ai battenti del letto così che anche da malata potesse continuare a pettinarsi. La cosa la rese contenta e svegliarsi la mattina non fu mai cosa tremenda, anche da malata. La principessa morì contenta. 
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Malgrado tutto, poi ti accorgi che la velocità di parlare è e resta un elemento fondamentale della conversazione. Toglie viscosità al fluido che passa tra le parole, toglie torsione muscolare nell’orofarige rendendo in qualche modo più melodiosa la conversazione, come se si potesse seguire musicalmente il suono del proprio sentire. Spesso quando si parla è più importante quel che stà nel mezzo. La via in cui si è instradata il flusso del proprio sentire. 
L’aumento della velocità del flusso indica una maggiore velocità di accordo e comunione
- mi passi quella cosa strana?
Costruendo insieme un discorso è come se scavassimo insieme il letto del nostro fiume. 
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‘ Cresciuto " sotto il cielo quadrato delle Solitudini" ( il cielo è ‘ Quadrato’ perchè lo recinge il quadrangolo di un cortile di collegio), Baudelaire mantenne sempre un qualcosa di adolescienziale, una certa turbolenza spavalda e desolata. Non raccontò mai quegl’anni, ma ne accennò per interposta persona, come gli era consueto, attribuendo i suoi sentimenti di allora a quelli di Poe. 
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Ho bisogno di rimmergermi nella poesia. Sono stanco della psicologia che ha afflitto la mia esistenza negl’ultimi mesi. Me ne vado da un’altra parte dove le parole non significano qualcosa di profondo ma dove le parole si collegano a qualcos’altro, Preferisco adesso andar per isole piuttosto che cercare di guardare il fondo del mare dalla mia barca. Nel mare ci sono già. Preferisco adesso andar per sillabe e tonalità, cercando di remare fingendo di non seguire il mio naturale flusso che mi porta sempre avanti. La poesia è cosmogenesi e voglia di ricominciare. Di accrescere la foresta di suoni, significati svelati, di irrompere come un ladro dentro un onda sonora per svuotare una parola di significato per regalarla a un altra.  
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Stò stretto dentro ai miei vestiti. Mi sento stretto dentro di me. La mia voce esce stretta dalla  mia trachea. Parole magre per persone che non hanno fame di idee. Mi sento stretto nel mio muovermi e nella mia espressività, la mia casa è stretta, i vostri occhi sono stretti e le pupille non si abbandonano mai ad un opaco rilascio cristallino. Stretto dentro il freddo, stretto dentro il caldo, ti stringi stretto quando mi abbracci, ma non mi abbracci. 
Ti lascio per sempre, vattene via   pensiero. 
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E ti vengo a cercare

E ti vengo a cercare 
anche solo per vederti o parlare 
perché ho bisogno della tua presenza 
per capire meglio la mia essenza. 
Questo sentimento popolare 
nasce da meccaniche divine 
un rapimento mistico e sensuale 
mi imprigiona a te. 
Dovrei cambiare l’oggetto dei miei desideri 
non accontentarmi di piccole gioie quotidiane 
fare come un eremita 
che rinuncia a sé. 
E ti vengo a cercare 
con la scusa di doverti parlare 
perché mi piace ciò che pensi e che dici 
perché in te vedo le mie radici. 
Questo secolo oramai alla fine 
saturo di parassiti senza dignità 
mi spinge solo ad essere migliore 
con più volontà. 
Emanciparmi dall’incubo delle passioni 
cercare l’Uno al di sopra del Bene e del Male 
essere un’immagine divina 
di questa realtà. 
E ti vengo a cercare 
perché sto bene con te 
perché ho bisogno della tua presenza. 
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L’arno a Ravezzano- E. Montale

    L’ARNO A RAVEZZANO

    I grandi fiumi sono l’immagine del tempo,
    crudele e impersonale. Osservati da un ponte
    dichiarano la loro nullità inesorabile.
    Solo l’ansa esitante di qualche paludoso
    Giunchetto, qualche specchio
    Che riluca tra folte sterpaglie e borraccina
    Può svelare che l’acqua come noi pensa se stessa
    Prima di farsi vortice e rapina.
    Tanto tempo è passato, nulla è scorso
    Da quando ti cantavo al telefono “ tu
    Che fai l’addormentata” col triplice cachinno.
    La tua casa era un lampo visto dal treno. Curva
    Sull’Arno come l’albero di Giuda
    Che voleva proteggerla. Forse c’è ancora o
    Non è che una rovina. Tutta piena,
    mi dicevi, di insetti, inabitabile.
    Altro comfort fa per noi ora, altro
    Sconforto.

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