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‘ Comincia a sembrarmi che qui i miei pensieri e la mia voce siano in qualche modo i prodotti creativi di qualcosa di esterno a me e non sottoposto al mio controllo, eppure che questa influenza formatrice e determinante esterna a me sia comunque io. Percepisco una divisione che la voce esterna afferma di essere il doloroso travaglio precedente alla nascita di una coscienza emotiva. Sono pervaso da un’urgenza di ‘ buttare tutto fuori per iscritto’, di affontare il passato e il presente come un insieme di segni, ma questo richiede una distanza particolare di cui mi sembra di non essere più capace. Per qualche giorno invece mi dedico all’esercizio fisico, faccio lunghe corse dinoccolate in jeans e scarpe da ginnastica, porto via pesanti macchinari che ingombravano il cortile di mio zio. Il tutto mi lascia nervoso e accaldato e mia zia è felice: dice che ho l’aria più sana. Mi levo dall’orecchio il batuffolo di cotone’